Persone

Dennis Brunod, in equilibrio con le ali ai piedi

La perseveranza degli inizi. La determinazione per entrare nel gotha internazionale dello scialpinismo e dello skyrunning. E infine, il periodo della maturazione e la voglia di trasmettere la propria esperienza alle nuove generazioni

C’è un grande equilibrio a illuminare le sue parole, gli aneddoti e i ricordi di una vita sempre in salita. Un equilibrio con il quale misura ogni termine, dando il giusto peso di sè, delle cose fatte, delle medaglie messe al collo.

E’ un distacco, appassionato, ma anche razionale, quello di Dennis Brunod. Emozioni antitetiche figlie delle sue due grandi passioni che lo hanno portato lassù, in vetta, nell’aria sottile di montagna e in quella inebriante dei gradini più alti del podio: lo scialpinismo e lo skyrunning.

Dietro ai successi e alla gloria sportiva c’è sempre tanto, tanto sudore.

Lo trovi, come una costante, nella vita di ogni atleta di altissimo livello. Insieme ad altre due caratteristiche inscindibili: la perseveranza e la determinazione. E lui, ovviamente, non fa eccezione.

Sudore, perseveranza e determinazione.

Le chiavi del successo di ogni atleta di altissimo livello.

E lui non fa eccezione.

Gli inizi con lo sci di fondo

I primi segnali arrivano già da bambino. Dennis ha sei anni, gareggia nello sci di fondo ma fisicamente è meno dotato dei suoi coetanei e rispetto a molti di loro deve lavorare il doppio.

I risultati, all’inizio, non sono brillanti, oscillando tra la settantesima e la sessantesima posizione nelle classifiche di categoria.

Ogni 15 giorni avevamo una gara. E mi impegnavo sempre negli allenamenti. E piano piano, con testardaggine, rosicchiavo qualche posizione nelle classifiche. Due, tre posti più in alto. Ogni volta. E così, a undici anni, mi sono ritrovato ad essere nelle prime posizioni nelle categorie giovanili di skiroll, corsa in montagna e sci di fondo“.

Sbocconcellando le classifiche, e con una determinazione da far invidia a qualunque adulto, il ragazzino mette le ali ai piedi per poi volare, letteralmente, negli anni a venire.

Il binomio tra scialpinismo e skyrunning

Il suo curriculum, oggi, recita pressappoco così: medaglia d’oro, anno 2004, al Pierra Menta, in coppia con Manfred Reichegger. Parliamo, per chi non lo sapesse, della gara simbolo, per antonomasia, nel panorama mondiale dello scialpinismo. Nel 2009 il bis. Nel 2010 un terzo posto. Disseminati qua e là, poi, vari titoli italiani, europei e mondiali. Un atleta di spessore assoluto, anche nello skyrunning. E le due specialità hanno convissuto per un decennio, tra il 2000 e il 2010.

Dal 2000 al 2010, dieci anni vissuti ai vertici dello scialpinismo e dello skyrunning.

“Tempo per le vacanze? Mai fatte, ma rifarei tutto”

Anni con un calendario così fitto che spazio per le vacanze, roba da esseri umani insomma, neanche a immaginarselo. Da Dicembre a fine Aprile, la parentesi dedicata allo scialpinismo. Poi un mese di preparazione, tra lavori di scarico e mantenimento, e via con la stagione di skyrunning, da Maggio a fine Settembre.

“Le vacanze non le ho mai fatte ma a dire la verità non mi sono neppure mancate – racconta –. Rifarei tutto. Cosa mi manca? Di quel decennio, in particolare, il respiro internazionale dell’ambiente. Ero con atleti di tutto il mondo. Ci scambiavamo idee e informazioni sui materiali, sugli allenamenti. Ero sempre a contatto con gente nuova”.

Dennis Brunod
Dennis Brunod (per gentile concessione dello stesso)

Questione di equilibrio

Al capitolo della perseveranza segue, poi, quello dell’equilibrio, maturato nel corso della propria crescita professionale e personale. Ed emerge nel modo in cui Dennis, oggi, organizza i ricordi, li affronta e li condivide.

Lo capisci da questo scambio.

Domanda: “Ti sei mai pentito di qualcosa che non hai fatto o non hai ottenuto?”.

Risposta, secca, istintiva: “No. Potevo fare di più? Forse. Ma non si può essere esasperati in ogni cosa. Sono soddisfatto di quel che ho fatto”.

E’ una conclusione che arriva solo guardando, il tutto, con il giusto distacco, al netto degli alti e dei bassi di una carriera durata anni e durante la quale, ovviamente, non sono mancati i momenti difficili. Come, ad esempio, quelli legati alla gestione della pressione per i risultati e delle attese da non deludere. Soprattutto quelle altrui.

La pressione di essere un campione

“Quando non sei ai vertici, la gente non si aspetta nulla da te, non hai niente da perdere o da dimostrare. Al contrario, quando sei ai vertici, devi sopportare anche la fatica psicologica. Prima di una gara hai la pressione dell’ambiente, degli amici, dei giornalisti. Devi dimostrare di essere sul pezzo. In certi momenti l’ho sofferta, in altre occasioni un po’ meno. Come tutte le cose, poi, anche quei momenti difficili li superi, e diventano un bagaglio di esperienza che ti porti dietro”.

Come un Pierra Menta, anno 2002, chiuso ancor prima di arrivare al traguardo per eccesso di foga: Dennis tira, troppo, e subito, fin dall’inizio. Ritmi indemoniati che lo portano ad andare in crisi e a doversi ritirare. Sempre nel 2002, alla prima partecipazione alla Sellaronda Skimarathon in coppia con Manfred Reichegger, il limite viene superato.

Spingere, oltre il limite.

Sellaronda Skimarathon, anno 2002.

“Andai in crisi di zuccheri. Ero letteralmente svuotato. Tenni duro, fu eterno. Non ricordo neppure l’ultima discesa”

“Eravamo partiti troppo forte e non eravamo preparati in modo ottimale tanto che a trequarti di percorso andai completamente in crisi di zuccheri – racconta –. Ero letteralmente svuotato. Tenni duro in tutti i modi. Fu estenuante, eterno. Non ricordo neppure l’ultima discesa. Non ricordo come la feci nè chi mi guidò nel percorrerla. So solo che tolsi gli sci e vidi una luce, in lontananza. Era uno sportello bancomat, nel centro di Canazei. Mi infilai lì dentro e mi accasciai a terra”.

Foga e fame di risultati. Allenamenti su allenamenti. Tabelle su tabelle.

“Fino al 2010, essendo un atleta professionista dell’Esercito, le rispettavo tutte. Mi allenavo sempre, anche sotto la pioggia se necessario, passando magari i due giorni successivi a letto, con la febbre. Mi spingeva la voglia di arrivare, la determinazione di farcela”.

Dennis Brunod
Dennis Brunod (per gentile concessione dello stesso)

Una fase nuova

Chiuso quel capitolo, i tempi sono cambiati, ed è iniziata un’era di totale libertà.

“Senza stabilire più nulla a forza. Esco e ascolto le mie sensazioni. Sento il bisogno di allenarmi in montagna ma solo per godermi la mia montagna, il Monte Avic. Per me è come un parco divertimenti, è un paradiso”.

E’ questa l’evoluzione di un “ragazzo” nato nel 1978, oggi marito e padre di due figli, che dietro di sè ha lasciato parecchi ricordi e accumulato un bel po’ di consapevolezze. Le stesse che oggi vorrebbe tramandare alle nuove generazioni. A quei giovani atleti poco più che adolescenti che gli si avvicinano chiedendogli consigli, suggerimenti, quasi timidamente, con timore reverenziale.

“Spesso hanno paura di farmi qualche domanda. Pensano possa essere banale ma io gli dico sempre di chiedermi tutto, qualunque cosa. Perchè anche il dubbio più scontato può nascondere in realtà un dettaglio importante”.

Dennis Brunod
Dennis Brunod (per gentile concessione dello stesso)

L’attesa del momento giusto

Qualcosa gli frulla nella testa ma non è ancora arrivato il momento di concretizzare.

“Mi piacerebbe portare la mia esperienza al servizio degli altri ma oggi non ci sono ancora le condizioni per farlo come mi piacerebbe, come vorrei. Aspetto che i tempi siano maturi”.

D’altronde, questa, per Dennis Brunod, non è più l’epoca scandita dai cronometri e dalle tabelle, dagli obiettivi e dai programmi.

Oggi, per lui, contano solo le sensazioni e, talvolta, anche un po’ le coincidenze.