Storie

Nel Gran Paradiso un sogno chiamato Royal Ultra Sky Marathon

Nel 2005 Stefano Roletti, insieme alle Guide Alpine Gran Paradiso Canavese, ha una visione: portare lo skyrunning nel primo parco nazionale d'Italia. La storia di una gara entrata nel calendario mondiale di specialità

“Qui Colle dei Becchi, siamo pronti”.

Colle della Porta, ci siamo”.

Le prime trasmissioni radio accendono la luce.

Mentre l’alba incendia il profilo del Gran Paradiso, in un giorno di luglio del 2008, nel crepitare delle frequenze che uniscono queste ricetrasmittenti sopra i 3mila metri di altitudine, nasce la Royal Ultra Sky Marathon.

C’è un uomo, in quegli istanti, che a quei segnali di via libera, vede “sprigionarsi una meraviglia“, come lui stesso la definisce.

Si chiama Stefano Roletti, e vede finalmente prendere forma ad un sogno coccolato e inseguito da molto tempo.

IL GRAN PARADISO ALL’ORIGINE DI TUTTO

Un passo indietro, anno 2005.

In quel periodo la corsa in montagna, e in particolare lo skyrunning, era un’attività quasi pioneristica – racconta Roletti -, era uno sport per pochi, aveva quasi un alone di magia. Era un po’ paragonabile a quello che negli anni ’80 era lo sci estremo“.

Insieme alle Guide Alpine Gran Paradiso Canavese, della quale diventerà poi guida onoraria, inizia a farsi largo l’idea di poter correre lungo tutta l’alta via del Gran Paradiso versante sud, prendendo spunto da una gara mitica nel settore, ma su altre montagne, quelle della Val Masino, a Sondrio: il Trofeo Kima.

Stefano Roletti
Stefano Roletti (per gentile concessione dello stesso)

La prima bozza di Royal prevedeva la partenza da Campiglia e l’arrivo sullo spettacolare Colle del Nivolet, a quota 2600 metri: 60 km di corsa in una montagna selvaggia, forse troppo, almeno nei suoi sviluppi iniziali.

E’ questo, infatti, a farli desistere, insieme ad alcuni problemi di ordine logistico. Così prende forma un percorso alternativo, più semplice da gestire e non meno ostico per gli atleti: si parte dalla diga del Teleccio e si arriva a Ceresole Reale, 46 km e 3600 metri di dislivello positivo.

Siamo nel cuore del primo parco nazionale d’Italia, tra creste affilate come lame, pietraie e pascoli, stambecchi, camosci e il districarsi dell’incredibile rete delle Strade Reali di Caccia.

Il tutto abbracciato dai 4mila metri del Gran Paradiso e dai 3600 metri di quota del gruppo delle Levanne.

Creste, pietraie, la fauna del parco.

Si corre abbracciati dai 4 mila metri del Gran Paradiso

QUELLA PRIMA ROYAL CON TRENTA ATLETI

Una disciplina quasi agli albori e un’altimetria da capogiro, ne fanno roba per pochi eletti. Al nastro di partenza, quella mattina del 27 luglio di dodici anni fa, si presentano solo in trentatrè.

Potrebbe sembrare un inizio in salita, in tutti i sensi, eppure è solo un passaggio, una fermata, non il capolinea. Perchè l’idea che si è messo in testa Roletti è chiara: “Arrivare al massimo livello. Una gara come la Royal, dove si può correre a 3mila metri di altitudine, non la trovi in giro per l’Europa“.

Una gara come la Royal, dove si può correre a 3mila metri di altitudine, non la trovi in giro per l’Europa

Con questa convinzione, anno 2009, si replica. Poi nel 2010, con un incremento del chilometraggio fissato a 54 km e la nascita dei Baltea Runner, l’associazione che d’ora in poi sarà il cuore dell’organizzazione della Royal.

Royal che, intanto, giunge all’edizione del 2011.

Una fase di gara della Royal Ultra Sky Marathon
Royal, una fase di gara (per gentile concessione di Stefano Roletti)

Ed è qui che arriva la prima svolta grazie a Marino Giacometti, presidente della federazione internazionale di skyrunning che, intuendone il potenziale, decide di combinarla con il Trofeo Kima.

In un certo senso, il cerchio si chiude. Prima l’ispirazione, poi il gemellaggio. Kima e Royal rappresentano, insieme, il meglio della specialità in Italia. Per esigenze di calendario la gara nel parco del Gran Paradiso cambia formula trasformandosi, da quell’anno, in edizione biennale.

Nel 2011 il gemellaggio con il Trofeo Kima, la gara che fu fonte d’ispirazione.

Nel 2017, poi, il grande salto: la Royal entra nel calendario mondiale di skyrunning.

Si prosegue in un crescendo continuo che culminerà nel 2017, altro anno da cerchiare di rosso in questa storia. Arriva l’inserimento nel calendario mondiale di specialità.

La Royal entra nel gotha dello skyrunning: le immagini dei suoi passi innevati, dei laghi in quota, dei sentieri che si inerpicano lungo versanti aspri e incontaminati, diventano una cartolina che fa il giro del mondo.

Fase di gara della Royal Ultra Sky Marathon
Royal, vista aerea di una fase di gara (per gentile concessione di Stefano Roletti)

IL SENSO DI APPARTENENZA

Non è certo stata un’avventura semplice, e ancora oggi non lo è. Non è stato uno sviluppo lineare nè in costante progressione.

E’ stato difficile entrare nel cuore della gente” confida Roletti. Bisognava superare la diffidenza e convincere tutti che quei sogni non erano solo materia astratta o fantasie di passaggio.

Anno dopo anno è cambiato qualcosa nella mente, e nel cuore, delle persone che direttamente e indirettamente animano la Royal: “La più bella soddisfazione è stato veder crescere l’orgoglio e il senso di appartenenza delle persone della valle Orco, e del Gran Paradiso, verso questa gara. Nel 2017 è letteralmente esplosa la domanda delle magliette con il nostro logo, si vedevano ovunque“.

Anno dopo anno la Royal è entrata nel cuore delle persone che vivono la Valle Orco e il Gran Paradiso.

“La più bella soddisfazione è stato veder crescere il senso di orgoglio e di appartenenza verso questa gara”

Lo avresti mai immaginato, dieci anni prima?

Sotto questo aspetto sono molto sabaudo – risponde -. Se devo arrivare ad un risultato mi adopero in tutto e per tutto. Per quanto fossero solo trentatrè i partenti della prima edizione, ero comunque emozionato, perchè in qualche modo ce l’avevo fatta, stavo assistendo alla nascita di quella gara. Sono stati anni intensi, emozionanti, ma a volte abbiamo visto i sorci verdi…“.

Salite e discese, proprio come il percorso della Royal.

Un’altalena che non ha ancora smesso di muoversi e che riserverà, nel futuro, altre novità.