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Andrea Devicenzi, imprese e sogni di un uomo che ha superato le insidie del destino

La sua nuova sfida: percorrere in 42 tappe la Via Postumia, 900 km dal Friuli Venezia-Giulia alla Liguria. Un uomo che dopo aver perso una gamba, a 17 anni, ha sempre e solo alzato l'asticella della sfida. Nazionale di paratriathlon, a un passo dalle Olimpiadi di Tokyo e con una serie di record in giro per il mondo. Questa è la sua storia.

L’emergenza coronavirus ha sconvolto la vita di tutti. Costretto a rimodellare economie e politiche nazionali, abitudini di vita, progetti.

Accade lontano da noi. Accade vicino a noi. E’ accaduto a noi. Ed è capitato anche ad Andrea Devicenzi.

Atleta della nazionale di paratriathlon, aveva negli occhi e nella testa l’obiettivo delle Paralimpiadi di Tokyo 2020. Si stava preparando per strappare un pass nella specialità canoa K1 prima che la pandemia da Covid19 congelasse il mondo intero e costringesse al rinvio al 2021 dei Giochi.

Andrea Devicenzi
Andrea Devicenzi (per gentile concessione dello stesso)

Sfumato il sogno Olimpiadi, nuovi obiettivi all’orizzonte

A 47 anni era una grande opportunità – racconta -. C’era ancora molto lavoro da fare ma la preparazione stava procedendo. Mi è dispiaciuto tanto ma quando le scelte vengono prese con serenità si avverano sempre delle ‘magie’. E infatti, alle Paraolimpiadi, il prossimo anno, ci sarò lo stesso, ma come mental coach al seguito di un amico“.

Devicenzi, in questi mesi di lockdown, ha maturato una doppia consapevolezza: quella di chiudere con lo sport agonistico e quella di riprogettare le sue avventure in funzione degli eventi.

La prima decisione non è solo figlia del rinvio dei Giochi di Tokyo. Nasce dall’esigenza di dare spazio ad altri progetti e di viverli con uno spirito diverso. “Non me la sentivo di investire un altro anno facendo sport a livello agonistico. Continuerò a farlo, ma senza più quelle velleità“.

Andrea Devicenzi
Andrea Devicenzi (per gentile concessione dello stesso)

La riprogrammazione dei progetti, invece, causa pandemia, lo ha portato, ad Aprile, ad annullare il viaggio lungo la Via Francigena del Sud. Dopo aver percorso il tratto da Aosta a Roma, nel 2019, quest’anno avrebbe voluto percorre a piedi il tratto dalla Capitale fino a Santa Maria di Leuca. Impossibile, però, da organizzare, con le restrizioni dei mesi scorsi.

Il suo sguardo, allora, si è posato vicino casa, sulla Via Postumia.

La Via Postumia

Passa a trecento metri da dove abito, a Martignana di Po, vicino Cremona” racconta.

E’ un percorso che ha origine in Ungheria e in Italia attraversa cinque regioni per un totale di 900 km. Da Aquileia, in Friuli Venezia-Giulia, fino a Genova, in Liguria. In mezzo anche Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna. Territori tra i più flagellati dall’emergenza coronavirus.

Ed ecco qui, il cerchio che si chiude.

Quelle “magie“, come le definisce Devicenzi, quegli incastri perfetti che danno un senso, un significato, ad un progetto. Nella Via Postumia, in questo viaggio che comincerà il 22 Agosto prossimo, ci sono tutti gli elementi che cercava: l’avventura, la prestazione sportiva, la voglia di conoscere un pezzo d’Italia e l’esigenza di aiutare quei territori colpiti dal Covid19.

Andrea Devicenzi (per gentile concessione dello stesso)

Nella Via Postumia c’è tutto.

Novecento chilometri tra avventura, prestazione sportiva e solidarietà

Voglio sostenere quelle aree e le loro aziende, dandogli voce. Voglio visitare queste zone, questi paesi e dare spazio e ascolto alle storie delle persone“.

Quasi mille chilometri a piedi divisi in 42 tappe che verranno percorse alternando due settimane di cammino a sette giorni di riposo. E così via, fino al 17 Ottobre, dove toccherà il mare e completerà quest’altra grande impresa con una media di circa 20 km al giorno polverizzati con le sue fidate stampelle, le “Katana”.

Le ha chiamate così, sono il prodotto fatto e finito del suo immaginario. Perchè quelle stampelle, eccellenza artigianale in carbonio, sono il frutto di 5 anni di studio, di schizzi e bozzetti che hanno riempito ben due faldoni. Voleva uno strumento specifico per chi, come lui, ha esigenze di alto livello. Se l’è disegnate, se l’è fatte fabbricare, ora le commercializza e intanto sono il suo supporto sulle strade e sui sentieri del mondo.

Andrea Devicenzi (per gentile concessione dello stesso)
Andrea Devicenzi (per gentile concessione dello stesso)

L’incidente e la vita che cambia. Con più obiettivi e nuove sfide

E’ un uomo che non sa stare fermo.

Uno che a 17 anni, persa la gamba sinistra in un incidente in moto, ha alzato il livello dei sogni e degli obiettivi e aumentato la soglia della fatica. Uno così non poteva che essere un uomo da record.

Prima persona con una gamba amputata a raggiungere la vetta del Kardlung La, in India, a quota 5.601 mt di altitudine.

Primo atleta di questa categoria a completare la devastante Parigi-Brest-Parigi: 1.200 km e 12 mila metri di dislivello positivo in bicicletta, percorsi ininterrottamente, ad eccezione di 5 ore di sonno, in 72 ore e 42 minuti. Poi l’Inca Trail fino al Machu Picchu e altre scorribande in giro per il mondo e l’Italia.

Andrea Devicenzi (per gentile concessione dello stesso)
Andrea Devicenzi (per gentile concessione dello stesso)

In questi giorni lo trovate sulle strade di casa, ad allenarsi.

Sessanta, settanta chilometri in bicicletta. Ma è solo l’inizio. Giusto un riscaldamento.

Perchè lui va lontano, si spinge lontano, e guarda sempre lontano.

Ed uno così non lo può fermare niente e nessuno.