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Lisa Borzani, la Regina del Tor des Geants

Seconda, nel 2014 e 2015, e vincitrice delle due edizioni successive del Tor des Geants, solo pochi anni prima non avrebbe mai pensato di correre in montagna e dominare una delle gare di ultratrail più dure al mondo. La sua storia, però, sembrava scritta fin dall'inizio.

E pensare che la sua prima gara sui sentieri di montagna, nella vallata del Monte Bianco, se la ricorda ancora bene. E non sono ricordi positivi.

Al primo bivacco volevo piangere“.

Mai più, si era ripromessa.

Era il 2011 e da quel giorno, un evento dopo l’altro, la sua storia di atleta, specialità ultratrail, è cambiata anno dopo anno fino a portarla a diventare una delle più forti del panorama.

Basta citare i quattro podi messi in fila, in crescendo, al Tor des Geants, la gara da 330 km lungo il periplo della Valle d’Aosta, comunemente riconosciuta come una delle più dure al mondo.

E di questa storia, della storia di Lisa Borzani, quello che sorprende è proprio la repentinità degli eventi. Di come abbia preso forma, in poco tempo, un destino brillante.

Non stupisce, però, a dire il vero.

Basta volgere lo sguardo all’inizio di quest’avventura, per comprenderlo.

Le prime corse e quell’attitudine alla fatica

Lisa, classe ’79, di origine padovana, ha nel sangue, fin da bambina, l’attitudine alla fatica.

A sei, sette anni – racconta -, andavo con mio padre a trovare la nonna. E ci andavamo a piedi. E conta che la distanza era di quasi trenta chilometri…“.

Il seme è già piantato.

Sboccerà intorno ai vent’anni, quando inizia a gareggiare nelle maratone, sempre insieme al padre, appassionato di podismo. In quel periodo conosce anche il suo primo allenatore di atletica che da subito intravede, per lei, un futuro nelle gare di resistenza.

E glielo predice.

Lisa Borzani (per gentile concessione della stessa)
Lisa Borzani (per gentile concessione della stessa)

L’anno chiave è il 2011 e il suo centro di gravità è sempre quell’esperienza, a Valdigne, dove si cimenta per la prima volta in una 50 km in montagna al termine della quale, ne è certa, dice a se stessa che non ci sarà mai più un bis.

Intanto, sempre in quei mesi, si lancia nelle lunghissime distanze su strada: prima con la “50km di Romagna” – “andò benissimo” ricorda oggi -, poi con la “100 km del Passatore”, una gara culto nella specialità.

Prima, però, c’è un ostacolo da superare: non avendo mai osato certi chilometraggi deve allenarsi per capire se può farcela.

Decide così, insieme al marito Paolo Pajaro, di testarsi su un circuito “casalingo”, ovvero sui colli Euganei. Dodici giri lungo un percorso da cinque chilometri, sessanta in tutto.

Un test che le porta bene visto che terminerà il suo primo Passatore in dodici ore circa nonostante la voglia di ritirarsi a metà gara.

Le prime esperienze sulle lunghissime distanze su strada con la “50 km di Romagna” e la “100 km del Passatore”.

E quel circuito intorno a casa, da 5 km, ripetuto ben dodici volte per testare le proprie gambe.

Lì è scattato qualcosa. E decisi di iscrivermi, per Ottobre, alla Torino – Saint Vincent“, altra manifestazione simbolo nel panorama.

L’amore per le ultramaratone è sbocciato. Solo su strada, però, non ancora nelle terre alte.

Ma sempre in quel fatidico 2011 accade anche altro.

La folgorazione lungo le Alte Vie del Tor des Geants

Perchè il marito di Lisa, a Settembre, partecipa al Tor des Geants e lei lo assiste lungo il percorso, da una base vita all’altra. E da un punto all’altro della Valle d’Aosta incastra anche gli allenamenti in vista della Torino – Saint Vincent del mese dopo (dove, peraltro, arriverà in quarta posizione).

In quei giorni scatta un’altra scintilla.

Fui catapultata in un altro mondo, era qualcosa di galattico – racconta -. I posti, la gente, la festa lungo il percorso del Tor. Fu lì che mi ripromisi che l’anno dopo ci avrei provato anche io“.

E così avvenne.

Lisa Borzani (per gentile concessione della stessa)
Lisa Borzani (per gentile concessione della stessa)

Il 2012, il suo esordio nel giro dei giganti, non andò benissimo, con l’esperienza arrivata al capolinea dopo circa 100 km.

Ma la storia di Lisa Borzani ha una costante: la perseveranza.

Nel 2013 ci riprova, ma non viene sorteggiata alle selezioni.

Nel 2014, poi, la sorte gira a favore e il suo nome viene ripescato al secondo step. Nel frattempo, da oltre un anno, la sua preparazione si rivolge quasi ed esclusivamente agli ultratrail collezionando gare nelle gambe e anche le prime esperienze nella Nazionale di specialità.

“Ero partita da Courmayeur per fare meglio che potessi e l’importante, comunque, era riuscire a finire la gara“. E lo finirà quel Tor del 2014, con uno straordinario secondo posto nella classifica femminile.

E’ stato come vincerlo sette volte. Arrivai devastata, però, soprattutto per il sonno“.

L’anno dopo altra partenza all’ombra del Bianco, e altro secondo posto.

Nel 2016 e nel 2017, poi, l’incredibile doppietta sul gradino più alto del podio.

L’infortunio e il 2020 da riprogrammare

Gli ultimi due anni sono stati un po’ travagliati: nel maggio del 2018 ha subito un infortunio al ginocchio e quell’edizione del Tor è sfumata.

Il riscatto sarebbe dovuto arrivare 12 mesi dopo ma le cose non girarono al meglio, e si ritirò. Arriviamo al 2020, all’emergenza coronavirus che ha paralizzato per mesi la vita di tutti, compresa, ovviamente, anche la sua.

L’agenda delle gare che avrebbe dovuto disputare era piuttosto fitta e sarebbe dovuta culminare, ovviamente, a Settembre, con un altro Tor des Geants.

Saltati i grandi eventi, nel riprogrammare i propri impegni, un posto speciale non poteva che averlo sempre la montagna dove, peraltro, si è trasferita a vivere insieme al marito (a La Magdeleine, in Valle d’Aosta).

In calendario non mancheranno i sentieri, qualche nuovo itinerarario da percorrere e ore da dedicare al progetto “TRAILored“, messo in campo sul finire del 2019.

Si tratta di corsi di avvicinamento al trail running, aperti a tutti, grandi e piccini, che stanno ottenendo ottimi riscontri in termini di adesioni.

Il 2020 sarebbe dovuto essere l’anno del riscatto, dopo l’infortunio, ma la pandemia da coronavirus ha costretto a riprogrammare l’intera stagione.

Ovviamente con la montagna sempre protagonista.

E chissà che prima o poi, da questa scuola, non possa un giorno emergere un’altra storia, simile alla sua.

Avviso ai naviganti.

Il fondamento su cui basarsi, e sul quale Lisa Borzani ha imbastito il suo percorso, è molto semplice. Ma richiede una gran voglia di sgobbare.

Si riassume così, nelle sue stesse parole: “Sono fortemente convinta che l’allenamento paga. E se mi dicessero di correre per 24 ore di fila…beh, lo farei“.